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Da Chiarelli ai Vignale’s e Chiorino, le grane di Fratelli d’Italia logorano il Cirio bis

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di Gabriele Guccione

Due anni in salita, dove tutti i casi sono stati targati «fiamma tricolore». Il governatore, al secondo mandato, deve tenere insieme e allo stesso tempo marcare una distanza dal partito di Giorgia Meloni senza rompere

Due anni in salita. E menomale che dovevano essere una passeggiata, o almeno così si sarebbe potuto pensare, trattandosi del secondo mandato. Il secondo giro di Alberto Cirio si sta rivelando una sequenza senza tregua di grane, politiche e non. Tutte, o quasi, sempre con la stessa etichetta: quella della «fiamma tricolore», di Fratelli d’Italia o di chi da quel mondo proviene. La bufera sull’ormai ex vicepresidente Elena Chiorino è solo l’ultima in ordine di tempo.

Il caso Chiarelli

Il primo scossone arriva nel maggio del 2025 con il caso di Marina Chiarelli. Un contributo elettorale di 2.500 euro finisce sotto esame. La Corte d’appello non approva il rendiconto. Si apre un fascicolo. Parte il ricorso al Tar. In Consiglio si discute. FdI di fatto scarica la propria esponente novarese e la partita diventa politica. Cirio prova a contenere le tensioni, ma alla fine è costretto a cedere alle richieste del partito di maggioranza, afflitto dalle tensioni interne, e dimezza

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