
di Danilo di Diodoro
L’argomento è stato riportato all’attenzione degli specialisti da un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista «Psicoterapia e Scienze Umane»
Chi si preoccupa di supervisionare psicoterapeuti e psicoanalisti? Come sono garantiti adeguata formazione, correttezza dei comportamenti e il fatto che questi professionisti siano esenti da disturbi psichici che potrebbero danneggiare i pazienti? A loro sono affidati pensieri ed emozioni, segreti personali, storie di vita che nessuno vorrebbe veder finire nelle mani sbagliate. La domanda non è retorica, perché quando sono stati realizzati studi sul sistema di selezione degli psicoanalisti si è scoperto che i metodi usati non sono in grado di garantire scelte sicure.
Soffrire o non soffrire?
Uno di questi studi è stato pubblicato alcuni anni fa sulla rivista Psicoterapia e Scienze Umane da Andrea Castiello d’Antonio, e ha esaminato «i metodi sperimentati in vari Paesi» dice Paolo Migone, condirettore della rivista. «Lo studio indicò chiaramente che tali metodi, in genere basati su colloqui, sono poco affidabili. Gli intervistatori, anche se competenti, sono soggetti a simpatie, antipatie ed errori. Inoltre, tranne casi estremi nei quali è evidente una chiara psicopatologia, è difficile prevedere quanto una persona candidata a diventare psicoanalista o psicoterapeuta possa imparare




