La Siria del nuovo presidente Ahmed al-Sharaa ha cambiato squadra nella grande partita del Medio Oriente. Diversi segnali indicano un suo ruolo nell’eventuale bombardamento israelo-americano contro l’Iran.
Lo Stato ebraico sa che Teheran ha soprattutto due modi per difendersi: lanciare missili dal proprio territorio o da quello del Libano grazie alle milizie alleate di Hezbollah. Per i missili in arrivo dall’Iran, Tel Aviv conta sulla cupola protettiva di Iron Dome, per quelli di Hezbollah, molto più vicini, si affida alla prevenzione. Nel Libano meridionale ha allestito una fitta rete di sorveglianza con i droni. Qualunque sospetto, viene colpito. Resta il problema della Valle della Bekaa dove Hezbollah ha ancora capacità di movimento. E qui interviene l’aiuto della Siria.
Nelle settimane scorse “milizie” senza insegne (ma di certo con il via libera di Damasco) sono entrate dalla Siria proprio nella Bekaa. Voci del governo siriano hanno parlato di scontri con sopravvissuti del regime di Assad, altri dicono siano stati combattimenti con Hezbollah.
Giorni fa, al mio ingresso via terra in Siria, ho visto l’effetto di un drone israeliano contro un taxi collettivo: due passeggeri uccisi erano della jihad islamica filo iraniana. Autista e terzo passeggero




