di Sara Gandolfi
Aumenta il rischio di disordini. Le autorità: «Non c’è più carburante per i jet». In crisi anche gli ospedali: stop agli interventi chirurgici, medicina naturale come alternativa ai farmaci che mancano
A Cuba è ormai vicina l’«Opzione Zero», quella già immaginata da Fidel Castro che, ora, a quasi dieci anni dalla sua morte, sta diventando realtà. L’isola non ha più energia, da dicembre non riceve più «neppure una goccia di petrolio», come ha ammesso il suo grigio presidente Miguel Diaz-Canel, e molto presto lo Stato avrà anche le casse vuote. I turisti, fonte primaria di valuta straniera, ormai disertano in massa la «movida» dell’Avana e le bianchissime spiagge dei Cayos. I canadesi, i più numerosi finora, stanno cancellando le prenotazioni dopo lo stop ai voli deciso dalle quattro principali aerolinee nazionali. Ma anche russi ed europei sono in fuga, nonostante i prezzi in caduta libera: troppi black-out e troppa paura che a breve scatti una rivolta interna o un’azione militare americana.
In un avviso ufficiale pubblicato domenica sul sito della Federal Aviation Administration, l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana aveva avvertito che il carburante per i jet da martedì (oggi) «non è disponibile». Air Canada, Air Transat, WestJet




