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Crisi energetica, dalla Francia alle Filippine, code e proteste per la benzina: cosa succede

di Claudia Voltattorni

L’effetto choc nel mondo per la corsa ai rincari dei carburanti. Il ritorno dell’austerity come nel 1973. La corsa dei governi a piani contro la crisi. In Spagna maxi piano da 5 miliardi. Settimana lavorativa di 4 giorni in Sri Lanka

Cinquantatré anni dopo, l’austerity torna nelle case e nelle abitudini dei cittadini in tutto il mondo. L’attacco di Usa e Israele all’Iran, lo stop al traffico commerciale nello stretto di Hormuz da parte degli iraniani con migliaia di navi petroliere e gasiere bloccate, i missili sui Paesi produttori di petrolio, Arabia Saudita, Emirati, Qatar hanno fatto schizzare il costo dei carburanti e provocato in tutto il mondo un vero e proprio choc energetico. Dalla Francia alle Filipppine, da Addis Abeba alla Thailandia, dall’India passando per il Vietnam, la Corea del Sud, il Giappone, l’Indonesia, il Cile, Cuba, gli Stati Uniti: ovunque scene di migliaia di persone in coda a distributori di benzina o in corteo per protestare contro i rincari. 
Lo stesso Donald Trump, presidente Usa, ha ammesso che «i costi della benzina sono aumentati» e il suo vice, JD Vance, ha spiegato: «È una reazione molto molto temporanea» promettendo che «ce ne andremo

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