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Crisi di Hormuz, l’industria alimentare teme il contraccolpo: «Rischio choc per il sistema»

di Redazione Economia

Unione Italiana Food avverte: «Energia, fertilizzanti e filiere sotto pressione»

La crisi nello Stretto di Hormuz entra nel perimetro delle preoccupazioni più concrete per l’industria alimentare italiana. Snodo cruciale per il commercio globale, convoglia oltre un quarto del petrolio mondiale insieme a quantità rilevanti di idrocarburi, polimeri di etilene e fertilizzanti. Se quel passaggio si interrompe, o rallenta in modo significativo, gli effetti si propagano rapidamente ben oltre il settore energetico.

Il nodo energetico e le distorsioni del sistema Ets

È in questo contesto che si colloca la posizione di Unione Italiana Food, che tiene insieme apprezzamento e richiesta di intervento per il governo. L’associazione accoglie il taglio temporaneo delle accise sui carburanti e riconosce il lavoro avviato in sede europea sulla revisione del sistema Ets, ma chiede alla Commissione correttivi per ridurre le distorsioni che in Italia amplificano il costo dell’energia elettrica rispetto ad altri Stati membri.

Nel frattempo, l’energia torna a essere il fattore dominante. Le imprese più energivore – produttori di gelati e surgelati, aziende dei prodotti da forno, pastifici – risultano le più esposte, ma la dinamica dei costi coinvolge ormai tutte le produzioni. In alcuni contesti internazionali si

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