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Cremlino in silenzio sulla tregua del gelo annunciata da Trump, i blogger confermano. «Ma cessare i raid non è vantaggioso»

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di Paolo Valentino

Le reazioni russe dopo l’annuncio di Trump. «Meglio sarebbe sentirlo da questa parte»

Il 27 gennaio era l’ottantaduesimo anniversario della fine dell’assedio di Leningrado, quando le truppe sovietiche forzarono il blocco nazista dopo 872 giorni, durante i quali la popolazione patì sofferenze indicibili sotto un gelo polare. È forse pensando a quella tragica esperienza che Vladimir Putin, presente l’altro ieri a San Pietroburgo per commemorare l’evento, avrebbe accettato di risparmiare per una settimana Kiev e il resto dell’Ucraina, al buio e strette nella morsa del freddo, come annunciato da Donald Trump? 

Non c’è alcuna conferma ufficiale, a Mosca, di quello che il presidente americano si è subito venduto come gesto di buona volontà da parte del capo del Cremlino. Né Dmitry Peskov, portavoce di Putin, né Sergey Lavrov, l’ineffabile ministro degli Esteri, hanno voluto commentare l’annuncio. Anzi, quest’ultimo, ancora poco prima che Trump esternasse davanti ai suoi ministri, si era scagliato contro la tregua di 60 giorni proposta dal presidente ucraino Zelensky.

E tuttavia, una conferma indiretta che questa volta Trump non stia raccontando frottole, viene dai blogger militari della Russia, in genere con buone fonti nello Stato Maggiore. Così, Vladimir Romanov

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