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Costruire l’impresa del futuro: perché il buon management aiuta la transizione

di Paolo Fanti* e Beatrice Luceri**

Inutile rincorrere l’ultima tecnologia senza una cultura della gestione aziendale. Il dialogo tra università e direttori finanziari per trasformare le idee in sviluppo stabile

Una scelta manageriale non resta mai chiusa in una riunione. Giusta o sbagliata, prima o poi arriva nei bilanci e, nei casi peggiori, negli investimenti mancati, nella fatica a crescere, talvolta nei posti di lavoro. Eppure, nel dibattito pubblico, parliamo molto di intelligenza artificiale, sostenibilità, transizione digitale, competitività. Molto meno di management e di come far tornare i conti di una transizione che richiede risorse orientate al futuro e a generare valore.
Non è un dettaglio. Basta guardare alla vita concreta delle imprese per accorgersi che molte differenze nascono lì: non solo nella qualità di un prodotto o nella forza di un’idea, ma nel modo in cui quell’idea viene organizzata, finanziata, misurata, corretta, comunicata. Le imprese italiane possiedono energie straordinarie: imprenditori capaci, competenze tecniche solide, filiere riconosciute nel mondo, territori ricchi di saperi. Ma tutto questo non sempre diventa sviluppo stabile. A volte manca il passaggio più difficile: trasformare il potenziale in organizzazione e i piani strategici progetti realizzati con una finanza integralmente sostenibile.
Per questo parlare di

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