
di Paola Medori
La band romana pubblicherà il 28 agosto un nuovo album, «In analogico dirsi ti amo», che presenterà dal vivo il 4 settembre al Monk
Sono andati veloci. Forse troppo. In pochissimo tempo i Cosmonauti Borghesi hanno collezionato il kit completo del pop emergente: Sanremo Giovani, X Factor, il Circo Massimo, il Primo Maggio. Poi, invece di continuare a correre, hanno deciso di fermarsi.
Un trio di ventenni
Tre ventenni — Leonardo Rese, Alessandro Mastropietro e Marco Cestrone — si sono chiusi in una casa di campagna, lontani dalla Capitale e dal rumore dell’industria musicale, per ricordarsi perché avevano cominciato a fare musica. Il risultato è In analogico dirsi ti amo (in uscita venerdì 28 agosto per CinicoDisincanto/Artist First), un album che prova a rimettere al centro quello che rischiamo di perdere: le emozioni senza filtri, le relazioni senza schermi, perfino il coraggio di dirsi «ti amo» guardandosi negli occhi. Il 4 settembre lo presenteranno dal vivo al Monk. «Questo disco è il nostro modo di ricordarci perché abbiamo iniziato», dice la band.
Ci si ama spesso più solo via social. Il vostro è un disco fuoritempo?
«In teoria dirsi “ti amo” dovrebbe essere




