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Così l’Iran sta guadagnando di più dal petrolio. Grazie alla guerra

di Federico Fubini

Il regime potrebbe resistere anche senza il terminale di Kharg. Dall’inizio dei bombardamenti, infatti, l’Iran sta fatturando anche più di prima, al punto che neanche la distruzione o la perdita dell’isola porterebbe all’asfissia finanziaria del regime

Senza fare troppe domande, per anni Dubai ha offerto servizi bancari all’industria del petrolio iraniana e agli oligarchi russi sanzionati in Europa. E oggi che è sotto il tiro dei droni di Teheran, orientati dall’intelligence di Mosca, non può cambiare: l’emirato ha trovato una sua vocazione come capitale finanziaria, in buona parte, proprio perché chiunque può depositarvi fondi senza temere sequestri, sanzioni o anche solo un po’ di trasparenza. Tornare indietro su questi metodi per Dubai significa trasformarsi, letteralmente, in una cattedrale nel deserto.

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Il paradosso delle prime cinque settimane di guerra è che i flussi di petrodollari (o petroyuan) di Teheran potrebbero persino aumentare. È improbabile che ne passino ancora molti proprio a Dubai, perché oggi le banche di Hong Kong o della stessa Cina sono ritenute dagli esportatori più affidabili. Ma appare certo che dall’inizio dei bombardamenti l’Iran stia fatturando anche più di prima, al punto che neanche la

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