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Cos’è il «tempo tuta» e perché ora va retribuito: la sentenza che condanna Coop Alleanza 3.0

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Vengono riconosciuti come tempo di lavoro i dieci minuti necessari ad indossare la divisa. Accolto un ricorso dell’Usb che parla di «vittoria storica». Il colosso della gdo dovrà saldare anche gli arretrati degli stipendi

Il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa aziendale, il cosiddetto «tempo tuta», deve essere retribuito. Lo ha stabilito una sentenza del tribunale del Lavoro di Bologna, che ha accolto il ricorso di lavoratori
di Coop Alleanza 3.0, riconoscendo il diritto all’inclusione nell’orario di lavoro delle operazioni di vestizione e svestizione
(fatte prima e dopo la timbratura) e ha condannato Coop a corrispondere gli arretrati: le differenze retributive maturate per 10 minuti giornalieri, quantificazione apparsa
congrua alla giudice Simona Santini, per ciascun giorno di prestazione lavorativa.

La vittoria per Usb

A dare notizia della sentenza è Usb Lavoro privato che parla di «vittoria storica». «Per anni – scrive il sindacato di base Coop Alleanza 3.0 ha ignorato le richieste dei dipendenti, pretendendo che il cambio della divisa, atto obbligatorio per svolgere il servizio, avvenisse al di fuori del normale orario di lavoro, regalando di fatto decine di ore all’anno di lavoro gratuito all’azienda. Oggi quella pratica illegittima crolla». I lavoratori coinvolti avevano svolto mansioni nei reparti freschi e

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