di Rita Querzè
Entra in vigore il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea. L’obiettivo è rendere più meritocratiche le retribuzioni. E ridurre il divario tra uomini e donne
Entra in vigore il 7 giugno il decreto legislativo che recepisce la direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Niente ritardi: l’Italia sta rispettando perfettamente i tempi.
Vediamo che cosa cambia.
Colloqui di lavoro
Prima novità: nei colloqui di lavoro toccherà all’azienda a proporre il livello di inquadramento e la retribuzione «in funzione di criteri oggettivi e neutri». Questo significa che il responsabile del personale non potrà chiedere: «Lei quanto si aspetta come compenso per questa attività?». Oppure fare proposte del tipo: «Quanto guadagna oggi? Le diamo 200 euro in più». Questo penalizzerebbe chi, pur capace e meritevole, arriva da realtà che pagano poco. È l’azienda a dover fare un’offerta coerente con il ruolo proposto. Informazioni sulle retribuzioni dei candidati nei ruoli precedenti non possono essere assunte nemmeno per via indiretta, cioè chiedendo a terzi o alle agenzie che hanno fatto da intermediario nella ricerca del personale.
Informazioni sulle retribuzioni medie dei colleghi (ma solo in generale)
Potremo conoscere la busta paga del collega? Non proprio. Si potranno chiedere le




