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Congelamento degli ovociti, la legge divide le parlamentari: «Va garantito dalla sanità pubblica», «No, preoccupante»

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di Marianna Peluso

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Portare il congelamento degli ovociti dentro il Servizio sanitario nazionale, rendendo accessibile anche a chi oggi non può permetterselo una possibilità che, in assenza di indicazioni mediche, resta sostanzialmente a carico della donna.

Sul social freezing la politica ha cominciato a muoversi e alla Camera sono già depositate proposte di legge che puntano ad allargare l’accesso alla crioconservazione. Il fenomeno, intanto, cresce: secondo i dati forniti dal governo in commissione Affari sociali, i cicli di social freezing comunicati al Registro nazionale Pma sono passati dai 113 del 2014 agli 802 del 2023, mentre i centri che trasmettono i dati sono saliti da 25 a 72. Tra i testi depositati c’è quello del deputato Pd Gian Antonio Girelli, insieme a Silvio Lai e Ubaldo Pagano, presentato l’8 ottobre 2025 e assegnato alla commissione Affari sociali il 27 febbraio 2026. La proposta punta a inserire nei livelli essenziali di assistenza (Lea) le prestazioni per la crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico, mettendole quindi a carico del Servizio sanitario nazionale. Già il 5 marzo dello stesso anno la deputata del Movimento

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