
di Camilla Sernagiotto
New Island, nelle Falkland, è oggi una riserva naturale popolata da una biodiversità incredibile. Nel 1972 era invece un territorio sfruttato per la caccia e l’allevamento, con ratti, conigli e maiali introdotti dall’uomo
Due milioni di coppie di prioni dal becco sottile, più di 15 mila coppie di albatros sopracciglio nero, cinque specie di pinguini e la più grande popolazione riproduttiva al mondo di caracara striati. È la fauna che oggi vive a New Island, nelle Falkland, una delle isole più remote dell’Atlantico meridionale. Un risultato particolarmente significativo se si considera che, poco più di cinquant’anni fa, il suo ambiente era profondamente segnato dallo sfruttamento umano.
La svolta arrivò nel 1972, quando il fotografo, naturalista e ambientalista inglese Ian Strange acquistò l’isola assieme a Roddy Napier. New Island era allora fortemente sovrapascolata e ospitava ratti, conigli e maiali introdotti dall’uomo. Per decenni era stata sfruttata per le sue risorse naturali: i pinguini venivano catturati per ricavarne olio, le loro uova raccolte come alimento e le foche cacciate per le pelli e il grasso. Durante il periodo di attività della stazione baleniera furono inoltre catturate circa 1.600 balene. Strange decise di cambiare direzione e di




