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Commercio, Italia al quarto posto per l’export nel 2025. Ma il 45% delle imprese vende in un solo mercato

di Giuliana Ferraino

La nuova Mappa di Sace. Il volume degli scambi mondiali è salito del 5%, più delle attese, ma per il prossimo triennio c’è cautela. Il tema della diversificazione

Il commercio mondiale si muove oggi lungo una linea sottile dove la vitalità dei flussi si scontra con una frammentazione normativa senza precedenti. La presentazione della Mappa dell’Export 2026 di Sace avviene in un momento  di estrema complessità per le rotte globali: dopo che la Corte Suprema americana ha bocciato le tariffe mirate dell’amministrazione Trump per eccesso di potere esecutivo, la Casa Bianca ha risposto attivando la Section 122 del Trade Act del 1974. Il risultato è un nuovo dazio generale del 10% sulle importazioni (con minaccia di salire al 15% in tempi brevi), una misura che colpisce indiscriminatamente le importazioni, nel tentativo di aggirare i rilievi legali e mantenere il protezionismo come perno della politica economica statunitense. 

La resilienza del Made in Italy

In questo scenario di incertezza, i numeri dicono che l’export italiano non solo ha retto, ma ha accelerato. Nel 2025, il volume degli scambi mondiali è cresciuto a un ritmo vicino al 5%, una cifra che Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, definisce «sorprendente». 

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