Home / Scienze / Come nascono i “pupazzi di neve” spaziali

Come nascono i “pupazzi di neve” spaziali

image

Ai confini remoti del nostro sistema solare, oltre l’orbita di Nettuno, fluttuano reliquie ghiacciate che conservano i segreti della nostra genesi planetaria. Tra questi, spiccano i cosiddetti “binari di contatto”: strani oggetti composti da due lobi sferici uniti da un sottile “collo”, con un aspetto che ricorda incredibilmente un pupazzo di neve.

Per anni, gli astronomi si sono chiesti come queste strutture fragili potessero formarsi e sopravvivere. Ora, uno studio – pubblicato su Monthly Notices – guidato da Jackson Barnes e Seth Jacobson della Michigan State University (MSU) fornisce la prova di un processo tanto semplice quanto elegante: il collasso gravitazionale.

Oltre il “caos”. Fino a poco tempo fa, i modelli matematici faticavano a riprodurre queste forme. Il motivo? Trattavano i planetesimi primordiali come masse fluide. In quelle simulazioni, due oggetti che entravano in contatto finivano inevitabilmente per fondersi in una singola sfera perfetta, cancellando ogni traccia della struttura bilobata. Tuttavia, grazie alla potenza di calcolo dell’ICER (Institute for Cyber-Enabled Research), Barnes ha introdotto una variabile fondamentale: la resistenza strutturale. Invece di comportarsi come gocce d’acqua, i corpi nelle sue simulazioni mantengono la propria rigidità.

«Se il 10% degli oggetti nella Fascia di Kuiper sono binari di contatto,

Continua a leggere questo articolo qui