Gli eventi degli ultimi giorni confermano questo paradosso. Un sondaggio del Washington Post attribuisce al 60% degli intervistati un giudizio negativo sul presidente. La bocciatura che la Corte suprema ha inflitto ai suoi dazi è una sconfitta politica, un danno alla sua immagine nell’opinione pubblica nazionale e una ferita alla sua credibilità presso i governi stranieri.
«Il prurito del sesto anno», evocato dallo storico britannico Niall Ferguson come la regola implacabile che ha azzoppato quasi tutti i presidenti Usa giunti a metà del secondo mandato, nel suo caso sembra più simile a una crisi allergica acuta.
Al tempo stesso, l’America non è mai stata così forte. Diversi segnali da varie parti del mondo lo dicono.
In Venezuela i sondaggi rivelano che una maggioranza della popolazione dà un giudizio favorevole dell’operazione Maduro, anche se non ha portato la democrazia nel loro paese sono grati agli Stati Uniti di avere aperto l’opportunità di un futuro diverso.
In Messico l’uccisione di uno dei massimi leader dei narcos è il risultato di una nuova strategia adottata dalla presidente socialista, che accoglie le pressioni esercitate da Washington. Tutti gli equilibri geopolitici dell’America latina si stanno adattando a un’epoca in cui l’influenza degli Stati




