
Alla Berlinale è l’unica attrice italiana in gara: «Nel film Nina Roza sono una gallerista d’arte». Tre film per Pupi Avati: «Ai David di Donatello lui, che non è di sinistra, fu l’unico a dire cose coraggiose contro i tagli del governo»
Chiara Caselli si racconta con la sua anima libera, da gatta libera e solitaria che un tempo si nascondeva, coi suoi occhi di brace che non conoscono strategie carrieristiche. E’ l’unica attrice italiana alla Berlinale, dove porta «Nina Roza» della regista, Geneviève Dulude-De Celles.
Di lei si sa poco.
«E’ giovanissima, non ha 30 anni, al suo secondo film. Questo mi ricorda Il padre dei miei figli di Mia Hansen-Love, con cui già andai alla Berlinale, per la drammaturgia che si muove sotto pelle, seguendo movimenti interiori, lontana da conflitti e colpi di scena, quello che succede è sotto le parole. E’ un film atipico, il protagonista, Galin Stoev, in realtà è un regista ed è al suo primo film come attore, fa un esperto curatore d’arte che dopo 30 anni torna nella sua Bulgaria per capire se una bambina pittrice è un fake o un prodigio, e su di lei riverberano certe ferite con sua figlia, torna qualcosa del




