
di Paola Di Caro
Vincendo il referendum, avrebbero più forza sia FdI che FI. Viceversa, la Lega potrebbe riprendere i suoi slogan giustizialisti
«Se vinciamo non faremo dispetti a nessuno, se perdiamo non ci faremo prendere dal panico». In una battuta di un alto esponente di Forza Italia — nel giorno del voto nessuno si sbilancia, fa previsioni o analisi pubbliche — c’è tutta la spasmodica attesa del centrodestra, alla prese con un voto che sarebbe dovuto rimanere «nel merito» della riforma della giustizia, ma che è inevitabilmente anche politico.
L’alta affluenza registrata ieri, sicuramente superiore a quella degli ultimi referendum, dimostra che almeno su una cosa la strategia ha funzionato: bisognava portare gli italiani a votare, visto che nell’altro fronte la mobilitazione dei leader è stata forte, da Schlein a Conte ad Avs, e dunque era necessario riequilibrare il peso del voto nazionale degli italiani, che ad oggi vede un centrodestra in leggero vantaggio ma che, di fronte ad una scelta secca, ha eccome il rischio di venire battuto.
Per questo è scesa in campo Giorgia Meloni con tutta la sua forza mediatica, cosa che non era scontata fino a un mese fa, e




