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Cechov aveva previsto il «climate change»

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«Miliardi di alberi muoiono, le tane degli animali, degli uccelli sono devastate, i fiumi prosciugati, interrati; meravigliosi paesaggi scompaiono irrevocabilmente, e tutto questo perché? (…) Bisogna essere barbari senza testa per ridurre in cenere nella propria stufa tanta bellezza, e distruggere quello che non possiamo creare. L’uomo è dotato di ragione e di forza creativa per far fruttare quel che gli è stato dato: ma finora non ha creato, ha distrutto. Sempre meno foreste, i fiumi prosciugati, la fauna che scompare, il clima che si guasta: ogni giorno la terra diventa più povera e brulla…».
Era il 1896 quando Anton Cechov scriveva nel dramma teatrale Zio Vanya queste frasi, straordinariamente attuali oggi che il Green Deal europeo e il climate change sono argomenti ormai dimenticati.

Qualche giorno fa è stato approvato alla Camera il posticipo al 2038 dello stop alle centrali a carbone, previsto per il dicembre 2025 e già oltrepassato, per fare fronte alla crisi energetica in caso di emergenza. Un altro colpo alla transizione energetica, che permette al combustile fossile più nocivo che ci sia di continuare a inquinare l’aria che respiriamo. Il tutto mentre l’Italia sta già appellandosi alla Comunità europea per avere un rinvio al 2040 delle

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