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C’è un tennis italiano con Sinner e uno senza: tra cali, ko e crisi, cosa succede agli altri azzurri

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Cobolli rallenta dopo una stagione da protagonista, Darderi resta il più continuo, mentre Musetti, Arnaldi e Berrettini cercano certezze: il flop di Shanghai riaccende i riflettori sul rendimento dei connazionali di Jannik

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11 ottobre – 13:49 – MILANO

C’è un tennis italiano con Jannik Sinner e ce n’è uno senza. E non è la stessa cosa. Nessuna crisi e nessun guaio all’orizzonte (sarebbe quasi offensivo dirlo, anche solo pensarlo), ma senza il numero uno del mondo, fermo ormai dal trionfo di Wimbledon e che rientrerà solo nel 2027, i risultati di altissimo livello iniziano a latitare. E succede proprio da allora. C’è stato l’exploit di Flavio Cobolli, con la semifinale raggiunta a Cincinnati, ma per il resto questi ultimi mesi non sono stati all’altezza di quelli precedenti, quando Jannik era ancora in campo. Non è soltanto una questione di tornei vinti (otto i titoli Atp conquistati dagli italiani nel 2026, sei dei quali firmati dall’altoatesino), ma è evidente che, senza Sinner, tra stanchezza e altri fattori, gli altri azzurri abbiano avvertito la pressione di dover raccogliere, in un certo senso, l’eredità del numero uno del mondo. Nessuno pretende

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