di Alessandro Sala
La clamorosa protesta di Sea Shepherd a Parigi: «Troppe catture accidentali che si potrebbero prevenire. Perché nessuno ferma questa mattanza?»
C’è un delfino morto, un vero delfino, all’ombra della Tour Eiffel. Sulla spianata del Trocadero, sorvegliato dal più iconico tra i monumenti di Parigi erto come una sentinella, il cetaceo giace esangue appoggiato ad un telo bianco. Non è arrivato dalla Senna, che scorre a poche decine di metri da lì. Ce lo hanno portato gli attivisti di Sea Shepherd, guidati per l’occasione dal fondatore Paul Watson – tornato in attività dopo l’arresto in Groenlandia di due anni fa su mandato internazionale del Giappone -, per protestare contro le catture accidentali di questi mammiferi marini, che vengono «involontariamente» decimati a migliaia ogni anno nel Golfo di Biscaglia, nel Sud-Ovest della Francia.
Le catture accidentali sono un problema diffuso un po’ ovunque nei mari in cui si pratica la pesca industriale. Le grandi reti a strascico utilizzate dai pescherecci non fanno selezione e finiscono spesso per imprigionare anche altri esemplari di fauna marina non destinati al consumo umano, tra cui tartarughe e appunto anche delfini. Questi ultimi in grandi quantità. Quando questi animali restano intrappolati




