
di Marika Giovannini
Consiglio regionale, nel mirino le posizioni della coalizione: il caso si intreccia con la mancata revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini
Qualcuno, nella mattinata di mercoledì 18 marzo, ha provato a dilatare i tempi. Perché la questione, nell’ultimo consiglio, aveva provocato un terremoto politico, portando persino a una mozione di sfiducia per l’assessora meloniana Francesca Gerosa. «Ma questa volta il provvedimento del Patt verrà rinviato sicuramente» ha detto qualcuno, fuori dall’Aula. Invece, nel pomeriggio, sui banchi del consiglio regionale quella mozione è arrivata davvero, riportando l’attenzione su Clara Marchetto, l’attivista dell’Asar esclusa dal consiglio perché condannata dal tribunale fascista. Questa volta con l’obiettivo — rilanciato ancora da Maria Bosin — di intitolare all’attivista la sala di rappresentanza della Regione.
Il confronto
A infiammare il confronto, però, non è stata la posizione di Fratelli d’Italia o di Gerosa su Marchetto. Piuttosto, il provvedimento del Patt si è intrecciato con il caso cittadino della mancata revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Suscitando prese di posizione nettissime. A partire da quelle di Sven Knoll (Sud Tiroler Freiheit) e di Andreas Leiter Reber (Misto), che hanno censurato la vicenda di via Belenzani. Parole riprese da Andrea de Bertolini (Pd),




