
di Stefano Bensa
I rifornimenti passati nelle mani dei colossi. La veneziana Vega: «Possibile che i prezzi restino alti»
A partire dagli anni Novanta hanno cominciato ad affermarsi grazie alla loro convenienza, con prezzi alla pompa, se non proprio «low cost», sensibilmente inferiori a quelli praticati dalle grandi compagnie petrolifere. Ma le cosiddette «pompe bianche», ossia i rivenditori indipendenti di gasolio e benzina, stanno pagando anch’esse un pesante tributo alla crisi internazionale, prima con il Covid, quindi con l’invasione russa in Ucraina e, ora, con la pesantissima situazione dello stretto di Hormuz, a causa della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non è un caso che il costo di un litro di benzina o diesel ormai non differisca più di tanto fra piccole e grandi reti: nel giro di poche settimane, infatti, la filiera è mutata sostanzialmente.
«A causa della scarsità di prodotto, gli indipendenti non si riforniscono più direttamente in raffineria o tramite grossisti: acquistano i carburanti dalle grandi compagnie che ovviamente tendono a privilegiare le loro reti, con riflessi sul prezzo finale» spiegano Elisabetta Vianello e Agostino Apa, rispettivamente titolare con la famiglia e amministratore delegato di Vega Carburanti, azienda veneziana che,




