
di Gloria Bertasi
Contestata la linea morbida delle associazioni di categoria. Le aziende: «Con questi numeri siamo allo stremo»
Sono agguerriti e indignati — «il governo deve iniziare ad ascoltarci» — tanto che fosse per loro fermerebbero i camion già domani e metterebbero il personale in ferie. Uno sciopero dei trasportatori «mascherato», contro il caro gasolio, e con l’obiettivo di una vera fermata nazionale del settore. Ieri lo hanno letteralmente urlato ai propri rappresentanti di categoria: «La situazione è diventata insostenibile, senza un intervento forte di Roma tra qualche settimana non saremo più in grado di lavorare, fermiamoci subito». Al Crowne Plaza, alle porte di Padova, le posizioni dei trasportatori veneti è stata corale: le imprese, piccole e grandi, di fronte ai costi sempre più alti del carburante, alle difficoltà con i committenti, alla burocrazia che aumenta invece di diminuire alzano bandiera bianca e, al contempo, avanzano recriminazioni. Verso l’esecutivo («aiuta agricoltura e industria, invece nei nostri confronti c’è disattenzione, ma senza di noi le merci non si spostano») e anche nei confronti delle associazioni di categoria — Confartigianato, Cna e Fai — che ieri hanno chiamato a raccolta gli associati da tutta la regione per fare




