di Massimo Gaggi
Se vuole rendere gli interventi permanenti dovrà rispettare i risultati di istruttorie tecniche e giustificare le sue mosse dimostrando gli atti scorretti di altri Paesi
In quello che il Wall Street Journal, bibbia del conservatorismo economico, ha definito il suo giorno più buio da quando è tornato alla Casa Bianca, un Donald Trump «presidente normale» si sarebbe trovato a scegliere tra due opzioni: rispettare la sentenza della Corte Suprema, pur manifestando il suo dissenso, spingendo al tempo stesso il Congresso a maggioranza repubblicana a ripristinare i dazi dichiarati illegittimi dai giudici costituzionali.
Oppure, alla luce della crescente impopolarità dei dazi e del malumore sotterraneo ma crescente tra i parlamentari della destra, ed anche dell’ormai evidente insuccesso di una manovra tariffaria pagata al 90% dai consumatori Usa che non ha arginato il deficit commerciale, avrebbe potuto approfittare della sentenza della Corte per cambiare rotta: conferma dei soli i dazi legali, quelli «strategici», seppellendo il resto sotto una coltre di recriminazioni contro chi gli mette i bastoni fra le ruote.
La terza strada
Ma Trump, che non vuole passare per presidente normale, ha scelto una terza strada: coperti di insulti e accuse micidiali i




