
di Davide Frattini
In Iran colpiti due caccia Usa: salvato un pilota, si teme la cattura del compagno
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – L’Hercules C-130 vola a bassa quota sopra le colline iraniane di roccia bianca, scortato da due elicotteri Apache. Nella sua pancia di metallo stanno in allerta le forze speciali, hanno già usato questi aerei tra le montagne più impervie dell’Afghanistan in operazioni simili: recuperare commilitoni rimasti indietro.
L’aspetto panciuto del «mulo dei cieli» non lo rende meno letale, ha anche il vantaggio di poter decollare e atterrare in spazi brevi: è dotato di cannoni e mitragliatrici a canne rotanti, proprio queste in alcuni casi usate con troppa esuberanza bellica dai soldati d’élites, a Kunduz nel 2015 per proteggere le forze sul terreno venne bersagliato un ospedale di Médecins Sans Frontières, 42 civili uccisi.
Gli occhi elettronici dei droni scandagliano il terreno, mentre i piloti che si sono eiettati dal jet seguono la procedura a cui sono stati addestrati. La prima regola è la più ovvia: sopravvivere il più a lungo possibile. La seconda altrettanto, ma complessa in territorio nemico: non farsi catturare. L’ordine è di cercare innanzitutto un nascondiglio da dove mandare segnali




