
di Rebecca Luisetto
Chiuse le indagini sul filone-bis: i pm contestano a Zonin e 5 manager i danni del crac
Il castello di carte del capitale fittizio realizzato con le «baciate» in Banca Popolare di Vicenza, alla fine crollato, ha creato una bancarotta da almeno 7 miliardi di euro. Se quasi un miliardo è stato l’effetto diretto del capitale finanziato nell’istituto di credito liquidato nove anni fa, ad esso vanno aggiunti almeno altri 6,2 miliardi messi o garantiti dallo Stato; e questo senza poter contare il danno delle azioni Bpvi azzerate. I numeri sono quelli che compaiono sull’avviso di conclusione indagini dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta in concorso, chiusa qualche giorno fa dai sostituti procuratori di Vicenza, Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori.
Nel registro delle notizie di reato iscritti gli stessi nomi già coinvolti nel primo filone d’inchiesta sul crac Bpvi, quello per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Si tratta dell’ex presidente Gianni Zonin (difeso dall’avvocato Enrico Ambrosetti), dell’ex direttore generale Samuele Sorato (difesa: Alberto Berardi), dei suoi vice Emanuele Giustini (difesa: Oreste Dominioni), Andrea Piazzetta (avvocato Niccolò Bertolini Clerici) e Paolo Marin (difesa: Lino Roetta) e dell’ex dirigente al bilancio, Massimiliano Pellegrini (avvocato Vittorio Manes). Dopo esser




