L’oro e i segnali negativi: perché scivola con la guerra
L’oro perde quota dall’inizi del conflitto in Medio Oriente, nonostante la doppia caduta delle Borse e dei bond. Cosa c’è che non va con il «bene rifugio» per eccellenza? La guerra all’Iran stringe i mercati in una morsa di incertezza totale: è il paradosso, apparente, del metallo giallo. In realtà, sta semplicemente svolgendo il suo ruolo di «polizza assicurativa» che, allo scattare dell’incidente, paga il premio. I numeri sono chiari. Dopo una sequenza di massimi iniziati nel 2024 l’oro aveva segnato un record oltre 5.500 dollari l’oncia a gennaio di quest’anno, in una corsa degli investitori a coprirsi da incertezze record. Da lì in poi, una caduta intensificata con i bombardamenti sull’Iran da fine febbraio che ha fatto perdere il 16%, cancellando quasi tutto il rally che si era visto da inizio anno. Riportando le quotazioni agli attuali 4.400-4.500 dollari. Proprio quando i timori d’inflazione e recessione suggerirebbero il contrario. «Grosse prese di profitto», dice John Reade, market strategist del World Gold Council che rappresenta i big dell’estrazione del metallo prezioso. L’esempio più calzante di questo comportamento «controintuitivo» sono gli Etf, i fondi quotati che sono dei maxi-detentori di oro con



