di Walter Riolfi
I grandi investitori non sanno più come valutare gli enormi capitali spesi dai big tech per l’intelligenza artificiale. I piccoli, invece, pensano che la tecnica del «comprare sui ribassi» sia sempre meno gratificante
«Il mercato Toro resta intatto», aveva dichiarato il broker di una piccola società d’investimento del Missouri. «Ogni ribasso rappresenta un’opportunità di rialzo» aveva aggiunto. Insomma: «Buy the dip». Quel broker, non poteva esprimersi diversamente, visto che la sua azienda è specializzata proprio nel gestire il denaro dei piccoli investitori che tanta parte hanno avuto nel rimbalzino della scorsa settimana. Quel gran trambusto di Wall Street, tra gennaio e febbraio, s’era risolto in un calo del 2,5% per l’S&P 500 e del 5,5% per il Nasdaq. In ogni caso, la tempesta in un bicchiere d’acqua. Nel frattempo l’indice S&P equal weight (ossia con i titoli pesati allo stesso modo) era rimasto immobile e nelle sedute seguite al minimo del 5 febbraio è salito del 2,5% a nuovo record: perché, anche nelle giornate più critiche i titoli in rialzo sono stati più di quelli in ribasso.
Chi è sceso più degli altri
In realtà, la tempesta c’è stata e pure grande. E chissò cosa




