di Simone Canettieri
La premier chiede un via libera al ruolo di osservatori. Schlein e Conte: vuole compiacere Trump
Telefonate con le alte cariche dello Stato, triangolazioni con gli uffici tecnici del governo e del Parlamento, messaggi continui con Antonio Tajani. Tornata da Addis Abeba Giorgia Meloni inizia subito a gestire la presenza dell’Italia, come membro osservatore, nel Board for peace.
In Etiopia aveva dato la notizia, a Roma lavora al dossier. E di prima mattina — dopo i contatti con i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa — decide la strada da intraprendere: sulla presenza dell’Italia alla Casa Bianca domani ci saranno le comunicazioni del governo in Parlamento con voto finale. Una decisione che però non placa la furia delle opposizioni.
«È un modo di tentare di aggirare la nostra Costituzione che è molto chiara e dice che l’Italia può partecipare solo in condizioni di parità. Ma io sono stupita dal fatto che neanche su questo Meloni è riuscita a scontentare Trump, allontanando l’Italia da quello che stanno facendo gli altri Paesi europei», attacca la segretaria dem Elly Schlein. Che aggiunge: «Giorgia Meloni vuole umiliare




