
di Marco Galluzzo
Quasi certamente andrà Tajani, non la premier. Anche Azione con il centrosinistra
L’invito arrivato a Palazzo Chigi, indirizzato alla premier Giorgia Meloni da parte della Casa Bianca, è stato rivolto «per il costante impegno dimostrato dall’Italia per la pace, la stabilità e la cooperazione internazionale».
Anche se quell’invito è ancora oggetto, a distanza di tre giorni, di valutazioni coordinate con altri Paesi della Ue, sembra che l’Italia alla fine sarà presente nella Capitale americana con il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
La possibilità che vada direttamente la presidente del Consiglio appare residuale, e legata solo a un’ipotesi che è ancora ballerina: ovvero se a margine della riunione del Board Meloni avesse la possibilità di fare un incontro bilaterale con Trump.
Per la prima riunione del Board of peace, l’organismo cui hanno aderito 19 Paesi, ma nessuno fra i big dell’Unione europea, sono stati invitati 62 Stati: l’Italia, insieme al Giappone, alla Corea, a Cipro, alla Grecia, alla Polonia, alla Repubblica Ceca, ed altri Paesi che stanno decidendo in queste ore, sarà presente in qualità di «osservatore».
Uno status speciale per coloro che non possono (per ragioni costituzionali, come nel caso di




