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Board of peace, il duello con l’opposizione su chi «scodinzola». I vannacciani: sì, con Mosca

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di Monica Guerzoni

Ziello, deputato del generale: al tavolo anche la Russia

Sulla porta dell’Aula di Montecitorio, Antonio Tajani si prepara alla sfida parlando di calcio con i giornalisti e con l’azzurro Paolo Barelli. Ministro, Inter-Juve sabato l’ha vista? «Certo, abbiamo perso», geme il responsabile degli Esteri, juventino sfegatato. Il difensore interista Alessandro Bastoni, che ha fatto espellere Pierre Kalulu simulando un fallo, merita ancora di entrare in nazionale? «Ragazzi, io il mestiere vostro l’ho fatto per vent’anni, so’ bello navigato!». E per quanto il leader di Forza Italia sia «bello navigato» anche in politica, la giornata tra Camera e Senato non è stata una passeggiata di salute.

Per dire del clima basta l’ultima scena. A metà pomeriggio Tajani lascia la Camera dei deputati inseguito dai cronisti: «Chi andrà a Washington? Lei? Meloni? O un ambasciatore?». Una grandinata di domande, ma la risposta non c’è e il ministro sparisce dentro l’auto blu: «Decideremo domani (oggi, ndr)… Adesso devo andare al Senato». L’imbarazzo c’è, ma c’è anche il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza dei tre deputati vannacciani di Futuro nazionale. Vogliono esserci perché «se non stai al tavolo stai nel menu» e però piantano paletti: l’Italia può

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