
Le riserve galleggianti iraniane nel Sud-est asiatico sono esaurite, secondo Kpler. Il blocco navale americano avrebbe sottratto al regime almeno 25 miliardi di dollari di entrate petrolifere, aggravando la crisi economica e aumentando la pressione sul programma nucleare.
Per mesi il governo iraniano ha potuto attenuare gli effetti della guerra e delle restrizioni commerciali grazie a una consistente quantità di greggio custodita a bordo di petroliere ferme nelle acque asiatiche. Queste scorte rappresentavano una riserva strategica fondamentale: consentivano a Teheran di continuare a rifornire il mercato cinese e di assicurarsi entrate miliardarie, indispensabili per sostenere le finanze pubbliche in una fase di crescente difficoltà. Adesso, però, questa risorsa sembra essere venuta meno. Le scorte petrolifere iraniane conservate in mare nel Sud-est asiatico risultavano esaurite entro la metà di ottobre, secondo le rilevazioni della società di analisi energetica Kpler. Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti avrebbe impedito all’Iran di ricostituire le riserve e di mantenere il consueto flusso di forniture destinate alle raffinerie cinesi. «Non c’è più petrolio da scaricare in Cina», ha dichiarato al Wall Street Journal Homayoun Falakshahi, responsabile dell’analisi sul greggio di Kpler, descrivendo una situazione che rischia di compromettere uno dei principali canali di finanziamento




