
Per il club rossonero resta sul mercato, ma la fine del mercato è sempre più vicina: dalla tattica all’approccio, passando per i dogmi di Amorim e le prevedibili difficoltà ambientali, ecco il possibile scenario
Nel cuore dell’estate, dal mondo in movimento attorno a Leao filtrò che – massì, forse, tutto sommato – Rafa avrebbe anche potuto prendere in considerazione l’ipotesi di restare a Milanello. Il cambio di scenario si basava chiaramente sulle difficoltà, evidenti, di riscuotere gradimento nei mercati di interesse – Inghilterra in primis, Spagna in subordine -, e sull’ipotesi di provare a riavviare un ciclo in rossonero approfittando del cambio di allenatore e relativo sistema di gioco. Ciò che il giocatore probabilmente sottovalutava, era la portata dello scisma da lui stesso invocato a fine maggio, quando aveva – più volte – chiarito urbi et orbi il suo desiderio di provare una nuova esperienza, ritenendo concluso il percorso al Milan e definendo il proprio livello calcistico più consono a un contesto superiore a quello italiano. Un plauso alla schiettezza, per carità, ma una mossa che faceva strategicamente acqua da tutte le parti, come poi è stato ben chiaro a tutti. Lui compreso. Rafa in quel modo mise il Milan




