di Giuliana Feraino
Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia: l’incertezza è il rischio più grande per gli investitori e le aziende. Nel nucleare la scelta dei partner è cruciale. La geopolitica conta quanto la tecnologia»
«Quando le regole cambiano rapidamente, i capitali rallentano. Il mondo dell’energia resta globale, ma la frammentazione politica aumenta i costi e riduce la prevedibilità», sostiene Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia. «Un’incertezza che, insieme al ritorno dello Stato nell’economia dell’energia, rischia di pesare sulle scelte industriali», avverte in questa intervista realizzata a Davos.
Il presidente Trump ha riportato i dazi al centro della geopolitica. Dal punto di vista energetico ciò può essere destabilizzante quanto una guerra?
«Energia e geopolitica sono sempre state intrecciate. Ma non ho mai visto la geopolitica diventare un fattore così determinante per l’intero mercato energetico globale. Oggi pesa ogni giorno sulle decisioni di investitori, aziende e governi, rendendo tutto più difficile e imprevedibile».
Che ruolo hanno i nuovi fronti, dalla Groenlandia alle materie prime?
«Non si tratta di un singolo dossier. In passato parlavamo soprattutto di sicurezza di petrolio e gas, che restano centrali. Ora però entrano in gioco anche elettricità, minerali critici e catene di




