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Bergamo, al teatro Donizetti c’è Il caso Jekyll e il suo «bel carattere negativo»

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Fino all’1 marzo lo spettacolo diretto da Sergio Rubini. Russo: «Un attore non deve mai avere morale»

Dottor Jekyll, signor Hyde e professor Freud. «Un piccolo spostamento d’epoca rispetto al romanzo di Robert Louis Stevenson, da fine ‘800 ai primi del ‘900, ci permette di parlare di psicoanalisi», spiega Daniele Russo, protagonista dell’atteso «Il caso Jekyll». Lo spettacolo, diretto da Sergio Rubini, è al Donizetti da stasera (inizio alle 20.30) e proseguirà sino al prossimo 1 marzo.

Russo, nella cui interpretazione coesistono lo scienziato e il suo mostruoso alter ego, si accomoda sul lettino freudiano. «L’interpretazione dei sogni» di Sigmund Freud inaugura il XX secolo. «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde» (1886) lo precede di poco. «Stevenson già aveva subodorato il tema del doppio». La natura fantasy dell’originale, a teatro si immerge nella bieca realtà. Che fa doppiamente paura.
Russo, lei ha tre figli. Hanno visto lo spettacolo?
«Ai miei figli di sedici e quattordici anni, è piaciuto tanto. La più piccola invece, che di anni ne ha dieci, ancora non l’ha visto. In questo spettacolo c’è una forza prepotente. I ragazzi più grandi riconoscono la violenza disturbante. Oggi ci sono serie tv particolarmente cruente».
Hyde è un notissimo

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