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«Belve», ecco perché Fagnani funziona nonostante le anticipazioni (e personaggi malriusciti come Zeudi Di Palma)

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di Aldo Grasso

Francesca Fagnani ingaggia una sorta di sketch comico con l’intervistato: il programma, per una combinazione di stile, formato e obiettivo narrativo, è più vicino alla commedia che all’informazione.

Quale strategia si nasconde dietro le anticipazioni di «Belve» sui
giornali e in rete? Perché, dopo aver letto i passaggi chiave del colloquio fra
l’ospite e Francesca Fagnani, resta la curiosità di seguire il programma? Ho
cercato una risposta analizzando la natura stessa del format. 

Fagnani rompe la consuetudine dell’intervista compiacente per mirare a un confronto serrato, asciutto e anche ironico? Sì, ma non ne sono del tutto convinto. 

L’intervista «frontale» non segue un ordine cronologico rassicurante ma procede per affondi tematici? Può darsi, qualche volta, ma anche questa risposta non mi pare convincente. Fagnani «non fa sconti» qualunque sia il personaggio che ha di fronte? Qui siamo decisamente fuori strada.

«Belve» (Rai2) è una forma di «intrattenimento psicologico» che si apre con un patto: «Che belva si sente?». L’ospite, ovviamente, ha già la risposta pronta («prima ero una pantera adesso sono un gattino»), utile a stabilire il tono della seduta e una complicità indiretta. 

Perché, allora, le anticipazioni non disinnescano l’interesse? Perché il