
di Andrea Laffranchi
La rock band pubblica «5»: «Il femminismo serve ancora, non è superato»
«Da donna devi fare il triplo per essere presa sul serio. Ci ricordiamo ancora quei proprietari di locali che quando ci proponevamo erano dubbiosi: “tanto non riempite”… e poi si trovava il posto pieno».
Questa è la storia delle Bambole di pezza prima di Sanremo. Dopo il Festival, oltre al tatuaggio di Carlo Conti sul braccio della cantante Cleo («Era il pegno per una scommessa sul fatto che saremmo state prese: mantengo la parola data. Carlo ci ha voluto bene») c’è una nuova consapevolezza.
«Dopo una lunga gavetta per affermare di esserci e di poter fare un certo tipo di percorso, finalmente ci sentiamo professioniste della musica. Ci facciamo pat pat sulla spalla», dice Dani, chitarrista e fondatrice della band assieme a Morgana.
Che rilancia: «Non dimentichiamo il nostro passato on the road: la Panda scassata con la quale giravamo e pure quelle volte che ci è capitato di caricare gli amplificatori sul treno».
«5» è il loro nuovo album, uscito venerdì, che sta fra le loro origini punk rock e qualche momento più pop sulla scia della sanremese «Resta




