di Andrea Rinaldi
Il fondatore e presidente Pietro Giuliani: «Continueremo a occuparci di M&A ponendoci sul mercato come facilitatori»
Crescere e far crescere. Al netto del terremoto scaturito dalla guerra in Iran, che ha seminato il panico sui listini e tra le imprese, Pietro Giuliani non riesce «a vedere grigio» e mette in fila una serie di tappe che quest’anno andranno ad accrescere il potenziale di Azimut, il gestore di risparmio di cui è presidente e fondatore e che ha chiuso il 2025 con un utile «superiore alle attese» a 526 milioni.
La prima è l’espansione oltre confine, da sempre il sestante di Azimut: «Confermo con maggiore convinzione che apriremo in un altro Paese in Asia prima della fine dell’anno», annuncia Giuliani. «Stiamo continuando a svilupparci in Egitto, dove abbiamo 800 mila clienti e poi in Marocco dove anche lì siamo entrati con l’acquisizione di una partecipazione di minoranza in due società di Red Med Capital, una delle principali banche d’investimento indipendenti del Paese».
L’estero
Procede bene la penetrazione in Brasile, dove a gennaio è stata comprata la boutique Unifinance (circa 640 milioni di euro di masse gestite) superando i 9 miliardi di asset nel Paese




