La transizione verso l’elettrificazione non elimina una vulnerabilità strategica dell’automotive europeo: la dipendenza energetica dei processi produttivi. L’impiego delle fonti fossili, soprattutto del gas naturale, espone i principali gruppi automobilistici (Oem) alla volatilità dei prezzi e ai rischi di approvvigionamento
Riccardo Rossi
8 novembre – 10:42 – MILANO
Nel 2024, l’Unione europea ha prodotto il 43% dell’energia necessaria a soddisfare la propria domanda, mentre il restante 57% è stato importato. Nello stesso anno, il trasporto stradale ha assorbito il 47,6% del consumo petrolifero europeo; il gasolio e la benzina hanno rappresentato, rispettivamente, il 63,2% e il 26,9% dell’energia utilizzata dal settore (Eurostat, 2026a). La dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili espone anche i comparti industriali energivori (siderurgia, metallurgia e chimica) e i gruppi automobilistici (Oem) europei a tre rischi principali: aumento dei costi energetici, discontinuità delle forniture e ritardi nella produzione. Il report quantifica le importazioni dell’Ue di petrolio e gas, distinguendo tra gas naturale liquefatto (Gnl) e gas trasportato allo stato gassoso, per poi analizzare i consumi energetici di Bmw Group, Volkswagen Group, Stellantis, Mercedes-Benz e Renault e i rischi



