
di Andrea Dalla Serra
In Alto Adige operano circa 800 imprese direttamente e indirettamente legate all’automotive. Il direttore di Confindustria Alto Adige Mirco Marchiodi: «C’è preoccupazione ma niente allarmismi»
La crisi di Volkswagen preoccupa l’industria altoatesina anche se per ora non si registrano ricadute significative sull’occupazione o sugli stabilimenti locali. Il timore, però, è che il piano di ristrutturazione della casa automobilistica tedesca — che prevede un taglio di 100 mila posti di lavoro — porti a una riduzione della produzione e degli ordini per una filiera fortemente incentrata sull’export.
Il settore
Secondo l’ultimo studio del Centro automotive di Brunico, in Alto Adige operano circa 800 imprese, tra attività direttamente e indirettamente legate all’automotive. La filiera genera 3,1 miliardi di euro di fatturato, pari a circa un terzo dell’export provinciale, e occupa oltre 5 mila persone direttamente e più di 10 mila nell’indotto. «La crisi Volkswagen ci preoccupa», conferma Mirco Marchiodi, direttore di Confindustria Alto Adige. «Al momento — prosegue — non abbiamo notizie di ricadute significative sulle nostre imprese, che hanno una forte capacità di adattamento. Non siamo in allarme». Un precedente incoraggiante è rappresentato dalla crisi di Stellantis, gruppo con cui lavorano molte aziende altoatesine: «Sono




