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Attacco all’Iran, la guerra si allarga. Trump: «Teheran ora vuole parlare, ho accettato»

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di Andrea Nicastro

Escalation in tutto il Golfo Persico. Colpito anche Israele: nove vittime. Almeno tre morti tra i soldati americani. Il leader Usa: «L’operazione può durare 4 settimane»

DAL NOSTRO INVIATO 
GERUSALEMME – Il giorno numero 2 della guerra preventiva contro l’Iran sferrata da Stati Uniti e Israele si è concluso. La Repubblica Islamica è ancora in piedi. L’insurrezione dei patrioti iraniani invocata ancora ieri notte da Donald Trump resta un fantasma. Indizi di un’imminente rivolta non si vedono. Qualche festicciola per la morte della Guida Suprema, urla dalle finestre e stop. Troppe le ronde di picchiatori Basiji, troppa la paura dei bombardamenti. Per il momento va così. 

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C’è, invece, la possibilità che la violenza dello scontro salga. Teheran non ha ancora attivato le milizie alleate in Libano, Yemen e Iraq. E neppure le cellule terroristiche che potrebbe avere in giro per il mondo per attacchi a soft target. Cittadini americani o israeliani, civili o militari, sarebbero obbiettivi facili e di impatto mediatico. Il Dipartimento di Stato Usa ha diramato un allarme per chiedere ai propri cittadini più attenzione alla sicurezza personale in tutto il mondo. 

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