di Davide Landoni e Luca Zuccala
Il report di Deloitte: ora l’arte è considerata un asset strategico capace di generare valore economico, sociale e organizzativo. Intanto, a Genova e Firenze settimana dedicata al design
Non più semplice mecenatismo, né operazione d’immagine. L’arte è da tempo entrata a pieno titolo nelle strategie industriali e le sue funzioni si sono allargate. Da questa evidenza ha preso avvio l’indagine di Deloitte, poi confluita nel report Corporate Cultural & Art Assets per un impatto sostenibile – La misurazione del valore artistico-culturale legato alle strategie Esg. L’obiettivo? Comprendere il modo in cui le imprese europee concepiscono il proprio patrimonio culturale. E da qui come gestirlo al meglio. Per anni collezioni aziendali, musei d’impresa, archivi storici e iniziative artistiche sono stati considerati elementi accessori, spesso confinati alla comunicazione o alla responsabilità sociale d’impresa. Oggi, invece, gli Asset culturali e artistici d’impresa (Ccaa) vengono sempre più interpretati come elementi strategici capaci di generare valore economico, sociale e organizzativo.
A doppia velocità
La ricerca di Deloitte, condotta su 300 grandi aziende europee e arricchita da una serie di interviste qualitative, mostra però un quadro a doppia velocità. Se da un lato l’impegno culturale è diffuso –




