di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dopo il rimbalzo del Pil nel 2025, crescita disomogenea e mercati cauti. Pesano scandali interni e scelte politiche che alimentano incertezza tra investitori
C’è qualcosa di profondamente argentino, e insieme molto contemporaneo, in quello che sta accadendo in queste ore a Buenos Aires. Il Paese torna a discutere del proprio passato mentre il presente, con ostinazione, chiede conto al suo presidente.
Il calendario pesa. Il 24 marzo, a cinquant’anni dal golpe, non è mai stato una ricorrenza neutra. Ma quest’anno lo è ancora meno. La scelta del governo di non partecipare ufficialmente alle commemorazioni segna una discontinuità che va oltre il protocollo. È una dichiarazione politica.
Javier Milei ha deciso di entrare in uno dei pochi territori che, dalla fine della dittatura, sembravano relativamente stabilizzati: la memoria. Non per ignorarla, ma per ridefinirla. La formula della «memoria completa», che include anche i crimini della guerriglia, rompe l’equilibrio costruito attorno al «Nunca Más» e riapre una frattura che attraversa la società argentina da mezzo secolo.
Il punto, più che storico, è politico. Perché toccare la memoria significa ridefinire i confini della legittimità. E infatti la reazione è stata immediata: organizzazioni per i




