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Argentina, l’estrazione di petrolio al massimo storico: Milei punta su Vaca Muerta, ma esplode lo scontro sui ghiacciai

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Lo «shale oil» della Patagonia, che vale già due terzi dell’output nazionale, attira investitori esteri mentre il governo spinge su incentivi e nuove regole. In Parlamento si discute la riforma delle norme che proteggono i ghiacciai, tra proteste e timori per le risorse idriche

In Patagonia, tra le distese color ocra della provincia di Neuquén, le torri di perforazione si stagliano in un paesaggio che fino a pochi anni fa era quasi disabitato. È qui, nella formazione di Vaca Muerta, che l’Argentina coltiva il suo progetto di riscatto economico.

Le grandi compagnie americane osservano con crescente interesse. Il paragone che circola nei convegni internazionali è ambizioso: Vaca Muerta potrebbe diventare «un’altra Permian Basin», il bacino che ha trasformato gli Stati Uniti nel primo produttore mondiale di greggio. A evocare il confronto è stato il vertice di Continental Resources, sottolineando la qualità della roccia e l’estensione del giacimento.

I numeri alimentano l’ottimismo. A gennaio la produzione petrolifera argentina ha superato gli 882 mila barili al giorno, il livello più alto mai registrato. Il 67% proviene da Vaca Muerta. Le proiezioni ufficiali parlano di 1,5-2 milioni di barili quotidiani nei prossimi anni. Per

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