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Argentina, i giudici fermano la riforma del lavoro di Milei: consenso ai minimi per il presidente ultraliberista

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La giustizia solleva profili di incostituzionalità sulla riforma ultra liberista voluta dal presidente argentino, che si trova ora a gestire il livello di popolarità più basso dall’inizio del suo mandato

È la giustizia, più che l’opposizione politica, a fermare (per ora) l’agenda di Javier Milei. I tribunali argentini hanno bloccato 82 articoli dei 218 che compongono la riforma del lavoro, uno dei cardini del programma del presidente, che punta a ridurre il costo del lavoro e gli indennizzi, aumentare radicalmente la flessibilità in uscita ed estendere la giornata lavorativa fino a 12 ore. 

Il provvedimento dei giudici contesta la legge per «gravi profili di incostituzionalità», in particolare sulla libertà sindacale, tra cui il diritto a scioperare, e sulle tutele dei lavoratori. Uno stop che segna un passaggio delicato per l’attuazione del programma di riforme ultraliberiste del governo. L’esecutivo, dal canto suo, ha già annunciato ricorso, aprendo così un nuovo fronte di scontro istituzionale.

Gli scandali e il calo di popolarità

La decisione della magistratura segue un ricorso presentato dalla principale confederazione sindacale argentina, la Confederazione Generale del Lavoro (Cgt), che ritiene la legge incostituzionale. In attesa di una decisione nel merito, il tribunale ha

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