
di Matteo Marcon
La parabola della casa di Noale: dalla rivoluzione di Ivano Beggio alla crisi e alla rinascita con Piaggio. Le corse con Rossi, Biaggi, Melandri e Lorenzo
Entrare nel quartier generale di Aprilia Racing significa passare in rassegna decine di esemplari unici e attraversare la storia del motociclismo. Le due ruote in esposizione sono pietre miliari di un percorso sportivo che parte da lontano e che punta ancora al futuro. C’è la prima moto che riuscì a tagliare davanti a tutte le altre il traguardo di una gara del Motomondiale: è la 250 di Loris Reggiani, vincitore del Gran Premio di San Marino nel 1987. Nella livrea campeggia il numero 32. Poco più avanti c’è anche l’inconfondibile 46. Attira l’attenzione la moto in edizione «Peace & Love», omaggio ai figli dei fiori, con cui Valentino Rossi vinse al Mugello nel 1999, sempre in 250.
Tante e trionfali sono state anche le 125 della casa di Noale. Gli esemplari in vetrina sono quelli affidati tra la seconda metà degli anni ‘80 e i primi Duemila alla sapiente guida di campioni italiani come Alessandro Gramigni, Max Biaggi, Loris Capirossi, Marco Melandri, ma anche internazionali come Tetsuya Harada




