
di Barbara Visentin
Il suo nome è un punto di riferimento della musica elettronica, ma Apparat racconta di non sentirsi più parte di quel mondo da tanto tempo: «Vengo da quella scena e le sono grato, negli anni 90 c’era tantissima innovazione, ma poi me ne sono discostato perché mi annoiava abbastanza», dice il musicista tedesco, all’anagrafe Sascha Ring, conosciuto anche come un terzo del progetto Moderat e, in Italia, per le due colonne sonore scritte per Mario Martone.
Con il nuovo disco «A Hum of Maybe» – uno degli album da non perdere di questa prima parte dell’anno – Apparat spiega di essersi definitivamente evoluto in una band: «Suoniamo tutto dal vivo e l’elettronica è solo un colore nella palette dei suoni». La sua visione artistica è schietta e priva di compromessi: «Trovo gli ultimi 15 anni di musica un po’ noiosi. Quando ho iniziato c’erano tanti territori inesplorati di sound design, mentre ora sta diventando difficile innovare. Dal 2010 a oggi non vedo qualcosa di davvero fresco. Ci sono artisti che provano a sperimentare, penso all’ultimo disco di Rosalia: è molto bello quel che fa, ma non credo abbia inventato qualcosa di nuovo».




