Per i giovani italiani la tv è soprattutto Smart. È l’immagine più forte che emerge dai dati della cosiddetta «Ricerca di base» che ha generato, anche quest’anno, il Rapporto Auditel-Ipsos/Doxa presentato da Paolo Lugiato (Direttore generale della prima) e Nando Pagnoncelli (Presidente della seconda). Cominciamo col dire che la Ricerca di base è un pozzo di conoscenza sull’Italia che cambia, costruita attraverso oltre 14mila interviste familiari. Quel che sappiamo, proprio dai dati Auditel, è che il pubblico più tradizionalmente televisivo è quello anziano, ultra65anne.
Lo è dal punto di vista della durata del consumo dei programmi, anche in relazione a una fase della vita che consente di avere più tempo libero o maggiore bisogno di compagnia. Il rapporto fra «consumi televisivi» e «consumi digitali» si inverte, invece, nella fascia dei più giovani, che passano due terzi del loro tempo fra siti e social ma non dimenticano affatto la televisione. Specie – ed è questo il punto – quando diventa «Smart», ovvero connessa ad internet, di fatto una sorta di ibrido fra il vecchio televisore e un device sempre on-line.
Gli oltre 10 milioni di italiani che hanno fra 18 e 34 non sono un blocco compatto: alcuni lasciano la casa




